Documenti dalla guerra di classe in Argentina

Da un’assemblea all’università popolare Madres de Plaza de Mayo

Ai compagni piqueteros

Dario Santillan e Maximiliano Kosteki,

assassinati dal potere

 

Un momento particolarmente significativo e vibrante della reazione popolare al 26 giugno è stato "la lezione pubblica" tenuta all’Università popolare Madres de Plaza de Mayo il 4 di luglio, in un salone stracolmo di gente e di rabbia, dove numerosi dirigenti piqueteros e dei movimenti di lotta hanno preso la parola per un atto che non è solo e non è tanto di omaggio e di ricordo ai compagni caduti quanto di impegno, di "compromiso" con la lotta. "Por la vida, contra la muerte".

Qui di seguito riportiamo stralci di alcuni interventi.

 

Herman Schiller,

per la Università popolare

Madres de Plaza de Mayo

 

Si è annunciato l’atto di oggi come un omaggio. Ma molto probabilmente omaggio non è la parola adeguata. Omaggio si rende ai morti, ma Dario e Maxi sono vivi! (...)

In questa Argentina affondata dalla dittatura genocida dei mercati e delle banche, in questa Argentina dove i settori egemonici della economia e della politica non nascondono il loro carattere di zerbini ai piedi dei potenti del mondo, il gesto sublime di Dario che ha dato la vita per soccorrere un compagno ci dice a chiare lettere che questi sono i figli del nostro popolo!

… Di questa stirpe erano, che dico sono, Dario e Maxi (si riferisce ai combattenti degli anni 70, ndr). Antitesi dei banchieri, antitesi degli speculatori di Borsa, antitesi degli yuppies insensibili della City.

Noi non guardiamo a Wall Street, guardiamo a Dario e Maxi, loro sono i nostri referenti. In realtà sì, guardiamo a Wall Street. Per sapere che cosa vogliamo distruggere e per che cosa vogliamo edificare una società totalmente diversa.

I mezzi di comunicazione, quelli profondamente reazionari ma anche quelli che hanno arie "progressiste", ci hanno saturato in questi giorni col fantasma della violenza.

Loro uccidono per fame. Loro smantellano gli ospedali. Loro fanno sì che ci muoiano 100 bimbi al giorno per mancanza di cure adeguate. Loro tolgono il lavoro al popolo. Loro causano disoccupazione, epidemie, analfabetismo e tristezza. Loro ci spogliano di tutto, e noi siamo i violenti!

Noi diciamo, con tutta la responsabilità e cautela che abbiamo, che siamo profondamente orgogliosi della gioventù combattiva e rivoluzionaria che si va formando oggi in Argentina per rispondere alla violenza di questo regime di ingiustizia.

Per questo, nell’atto di oggi, vogliamo esprimere la nostra più totale solidarietà ai piqueteros in lotta, e manifestare con tutte le nostre forze il più categorico ripudio a questo Stato assassino, a questo governo assassino, a questa polizia assassina, a questo perverso regime di esclusione che uccide per fame e con le pallottole. (...)

Alcune voci che si autoproclamano come le più ragionevoli e sensate, chiamano a non rispondere alla violenza con la violenza né a cadere in quello che esse definiscono "falso avanguardismo". Io rispondo, e parlo a mio nome, che siamo stanchi di sommare i morti alla lista dei caduti del campo popolare.

È certo che non dobbiamo cadere in fittizi avanguardismi che possono prestare il fianco al nemico. Però nemmeno possiamo cadere nella astrazione intellettuale, nell’isolamento delle élites che si rinchiudono fra le carte ed i libri, mentre il piombo assassino è tirato sulla nostra gente.

Viviamo momenti che debbono specialmente essere momenti di organizzazione. Per ribellarsi e levarsi contro il regime è necessaria l’organizzazione! La spontaneità può servire per qualche momento, però per fare la Rivoluzione dobbiamo organizzarci. …

La nostra manifestazione di oggi non è una manifestazione di lamento: è un atto di lotta. Dario e Maximiliano vivono!

 

Nestor Pitrola,

per il Polo Obrero

 

L’attacco del 26 è un attacco mirato come è stata la carcerazione di Emilo Alì (lottatore sociale imprigionato, ndr), giovane di una famiglia barbaramente oppressa dalle peggiori condizioni di vita. Hanno colpito col carcere quello fra i fratelli che ha preso il cammino della lotta per dare una via d’uscita all’oppressione vissuta da questa gioventù. Con la morte di Dario e Maxi hanno inteso colpire un organizzatore, un delegato, un artista che lotta per colpire tutti i giovani che non accettano la marginalità, non accettano la barbarie e che hanno preso la strada dell’organizzazione nei quartieri, nelle comunità. …

Abbiamo affrontato nelle ore posteriori al massacro una schifosa manovra dei "progressisti" di ogni ordine e grado che venivano accusandoci come responsabili della morte dei nostri propri compagni, per aver mantenuto il nostro piano di lotta nonostante la minaccia della repressione. (...) Si sono fatti infine molti discorsi sugli "eccessi della bonaerense" [un reparto particolare della polizia di Buenos Aires, n.n.] …non c’è stato nessun "eccesso", nessun debordamento: qui ha agito lo stesso apparato repressivo che ha sorretto Duhalde, De la Rua, Cavallo e tutti i governi che si sono succeduti dall’83 ad oggi.

Oggi più che mai, come ha sancito la Asamblea Nacional de Trabajadores, il Bloque piquetero nacional e tutte le altre correnti che hanno indetto la giornata di lotta del 26, non si tratta solo di battersi per un "Plan Trabajar", contro la repressione o solo per una rivendicazione salariale: la lotta è anche per cacciare Duhalde e il Fmi, per cacciare questo regime, per un altro Argentinazo!

 

Gustavo Ginenez,

per il Movimento

Sin Trabajo

 

(...) Quella di uccidere è stata una decisione pianificata. Come pianificate sono state le menzogne che durante il primo giorno sono state diffuse dai mass media, alcuni dei quali progressisti, per presentare l’attacco come "regolamento di conti fra piqueteros, fra violenti…"

La convocazione di elezioni anticipate da parte del governo Duahalde dimostra due cose. Primo che esso ha accusato il colpo della reazione di massa all’attacco criminale. Secondo che sta cercando ancora di guadagnare tempo… Dobbiamo dare una alternativa di unità per continuare la lotta, perché una volta per tutte non si debba andare a votare un presidente per un altro ma invece che siano i lavoratori, i piqueteros e tutte le situazioni di lotta a tenere il potere nelle loro proprie mani!

 

David Vinas,

giornalista e scrittore

 

Oggi è il 4 di luglio data in cui si ricorda l’indipendenza degli Usa. Nell’inizio di quel processo rivoluzionario nel 1776 vi era la presenza là dei piqueteros di Boston. Piqueteros yankees, pionieri che diedero battaglia all’imperialismo inglese. Espropriarono questi primi piqueteros nordamericani la proprietà detta "privata" e la gettarono a mare. Protesta indignata, violenta, legittima che segnò l’inizio della rivoluzione, movimento misconosciuto dalla storiografia ufficiale. Una storia di lotte che però si prolunga nel tempo fino ai grandi scioperi di Chicago, nella stupenda resistenza degli indiani al terrorismo dell’esercito di Buffalo Bill e di John Wayne. Una storia di piqueteros che si prolunga fino agli operai assassinati il 1 di maggio del 1887. Piqueteros come Sacco e Vanzetti chiamati dal potere "sovversivi" e "terroristi". Piqueteros nordamericani sono quelli che hanno denunciato nelle strade di San Francisco e Los Angeles i feroci bombardamenti sul Vietnam. Salute piqueteros nordamericani! Oggi essi possono essere umiliati, emarginati, in apparente silenzio ma sono loro i nostri alleati nella denuncia e nella lotta contro Bush, il Pentagono, la Cia, l’Fbi, il Fmi e i marines.

 

Vicente Zito Lema,

direttore

della Università Popolare

 

La morte è il silenzio, la morte è il dimenticare, la morte è non avere un progetto, la morte è tapparsi la bocca, è scappare quando bisogna rimanere fermi. (...) È non fare quello che ha fatto, per esempio, Dario, quello che ha fatto Maximiliano.

 

 

(Il testo completo ed integrale dell’assemblea è reperibile dal sito Rebelion, 16 luglio 2002)