I prodigi della sanità federalista

Una delle più attraenti promesse del federalismo bossiano è legata alla sanità: fate che i soldi padani finanzino solo la sanità padana!, e si vedranno i vantaggi. Proviamo a osservarli in Veneto, uno dei primi terreni di sperimentazione.

Taglio (da anni) dei "rami secchi". Riduzione (per il 2006) del budget per il personale, e messa a rischio del posto di circa 1.500 lavoratori precari, con il conseguente aumento del carico di lavoro dei dipendenti fissi. Nelle aziende ospedaliere pubbliche, la prevenzione è ormai sotto il limite di guardia. Si potenziano in esse solo i dipartimenti più redditizi (tipo i reparti di cardiochirurgia e la chirurgia più in generale) a scapito della richiesta assai più ampia di prestazioni diagnostiche, a prova del fatto che non solo nel privato ma anche nel "pubblico" a farla da padrone è il profitto, a scapito della salute dei comuni cittadini, lavoratori in testa. Le liste di attesa si allungano, anziché ridursi: si arriva ad attendere, come a Bassano, anche 520 giorni (!) per una mammografia. Ecco perché circa il 70% delle persone in coda per un tempo superiore a 120 giorni nelle strutture pubbliche finisce per optare per lo studio privato o le prestazioni a regime di "intramoenia", fornite a pagamento dai medici delle Asl all’interno della struttura ospedaliera (Il Corriere del Veneto, 14 luglio 2005).

La sanità privata? In espansione, ovviamente, favorita com’è dalle scelte delle istituzioni regionali e dal relativo vorticoso giro di padanissime mazzette. Il suo re (Puntin) è al fresco della galera, anche se è difficile che ci resti per molto. Il capo dei funzionari regionali della salute (Toniolo), pure. Tutti i vertici politici regionali del settore (Polo delle libertà… di rubare) sono sotto inchiesta giudiziaria. Corruzione ad ogni livello.

Per dirla in breve. Anche il Veneto, ai primi posti quanto a sanità pubblica tanto da meritarsi l’appellativo di "sanità d’eccellenza", si sta così approssimando alla soglia del baratro. E i prodigi del federalismo dove sono finiti? Per i lavoratori la scelta che si impone non è tra la sanità centralista e quella federalista, non è tra il pubblico e il privato (la padella e la brace), ma tra affermazione e difesa dei propri interessi, salute compresa, e svendita di essi allo stato e ai padroni.