Per un movimento di lotta unitario degli immigrati

Il processo di auto-organizzazione e di auto-attivizzazione dei lavoratori immigrati è, e sempre più sarà, un fattore di grande rilevanza per le sorti dell’intera classe lavoratrice. In Italia questo importante fenomeno, sia pur tra alti e bassi, sta procedendo da anni e si sta fondamentalmente manifestando in due (ci sia consentito di "tagliare con l’accetta") forme.

La prima è costituita dalla costante crescita della sindacalizzazione di questi lavoratori. Per averne una misura, si pensi che gli immigrati iscritti alla Cgil sono più che raddoppiati tra il 2000 ed il 2005 (da poco meno di 100mila a poco più di 200mila), mentre quelli aderenti alle tre maggiori confederazioni sono oggi oltre 500mila. Questo dato è riscontrabile innanzitutto nel centro-nord, nella zona del paese dove maggiormente presente è la fabbrica e l’industria.

La seconda forma è data dalle associazioni di base degli immigrati che, soprattutto nel centro-sud, sono spesso l’asse portante delle lotte e delle mobilitazioni per i diritti e contro il razzismo.

In linea di massima si può ben dire che queste "due" forme attraverso le quali si esprime il percorso di organizzazione dei proletari immigrati, ricalcano nei fatti le diversità della struttura produttiva (e quindi le "diversità" del mercato del lavoro) italiana. Proprio per questo la spinta che si manifesta nell’associazionismo diretto e quella che si manifesta nella sindacalizzazione non sono e non devono essere (al contrario di quanto ritengono alcuni spezzoni del sindacalismo alternativo) né concorrenziali né alternative tra loro. Bisogna invece lavorare affinché tali spinte vengano sempre più spesso a "toccarsi", a "contattarsi" e ad integrarsi reciprocamente, superando per tal via l’attuale frattura territoriale e gettando così le basi per un vasto movimento unitario che veda organizzati insieme tanto gli immigrati che fanno capo alle associazioni quanto quelli che fanno riferimento al sindacato.

È anche sulla base di tale impostazione che la nostra organizzazione ha partecipato attivamente alla preparazione ed allo svolgimento della manifestazione nazionale indetta dal Comitato Immigrati in Italia il 26 novembre a Roma. Si è trattato di un corteo dai numeri contenuti (alcune migliaia di partecipanti, quasi tutti immigrati della capitale e della Campania), ma combattivo e politicamente significativo. Il nostro intervento, tra le altre cose, è stato incentrato sulla necessità di lanciare un ponte verso quel vasto settore dell’immigrazione che al Nord si organizza nella Cgil e nelle altre confederazioni.

Coerentemente con tutto ciò, nei giorni immediatamente successivi abbiamo discusso e deciso insieme al Comitato Immigrati di Roma di partecipare con una delegazione (una cinquantina di lavoratori immigrati) alla manifestazione promossa sul tema dell’immigrazione da Cgil, Cisl e Uil a Milano il 16 dicembre nonostante la profonda ambiguità (a dir poco) della piattaforma di indizione. E questo non certo in nome di un qualsiasi credito alla politica dei vari Epifani. Politica che (sia detto per inciso) ha, tra le varie cose, anche scientemente contribuito a cloroformizzare la mobilitazione milanese (numericamente un po’ più vasta di quella romana). Ma per favorire il contatto diretto tra diverse esperienze di lotta in modo da gettare primi mattoni per costruire le condizioni per mettere in campo una forza adeguata a far valere le proprie esigenze contro governo e padroni. Una forza che, proprio dando una coerente battaglia per i propri diritti e le proprie condizioni, darà un grande contributo all’affermazione di un indirizzo coerentemente di classe della lotta sindacale.