Dal Che Fare n.72 aprile - maggio 2010
"Una lotta per la dignità"
"Non siamo bestie. Siamo lavoratori, siamo uomini e vogliamo difendere la nostra dignità". Queste le parole che si sono sentite tra i lavoratori immigrati a Rosarno. Le stesse parole che altri braccianti africani avevano gridato nel settembre del 2008 per le strade del casertano dopo l’uccisione a Castel Volturno di sei immigrati da parte della camorra.
Quella di Rosarno non è stata "soltanto" una rivolta contro livelli di sfruttamento insopportabili e contro continue aggressioni armate, è stata anche, e in un certo senso soprattutto, una rivolta per rivendicare ed affermare con orgoglio la propria dignità di lavoratori. Può sembrare banale, ma non lo è affatto. Da trenta anni l’offensiva capitalistica contro le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia è accompagnata da un bombardamento ideologico che mira a demoralizzare, ad avvilire, a fiaccare dal di dentro il lavoratore.
Se campi del tuo sudore non solo devi schiattare di fatica in fabbrica, nel cantiere o altrove. Non solo devi subire ritmi lavorativi e di vita sempre più stressanti e assurdi. No, devi anche sentirti un fallito, uno che non è riuscito ad emergere. Uno che il "vero mondo" (sic!) - quello dei ricchi, delle veline, degli "arrivati", della gente "di successo" - lo può al massimo guardare in televisione. Ti devi, insomma, sentire un "nulla", un individuo isolato ed impotente, uno che al massimo può trovare una consolazione rassegnandosi a tapparsi in casa di fronte alla tv o ricorrendo ai paradisi artificiali delle droghe.
E se proprio vuoi provare ad andare un po’ avanti, ecco che l’unica cosa che puoi fare è sgomitare contro chi è come te, scalciare su chi è magari ancora più in "basso" di te e forse (forse) un minuscolo passettino avanti lo potrai anche fare. Ma, stanne certo, fallito eri e fallito resterai.
Gli immigrati di Rosarno, nel loro modo vitalmente rude, hanno detto un’altra cosa. Hanno detto: "Ognuno di noi da solo non conta e non può niente. Ma tutti noi assieme possiamo. Noi non siamo delle nullità, non siamo degli schiavi. Noi siamo orgogliosamente parte di quella grande fetta di umanità che col suo lavoro manda avanti il mondo."
Già, è proprio così. La classe operaia, la classe lavoratrice è quella che manda avanti tutta la baracca. Costruisce gli edifici, fabbrica le automobili e gli elettrodomestici, fa funzionare gli ospedali, fa muovere treni, navi ed autobus, attiva i computer e raccoglie i pomodori, scarica le merci e le porta nei grandi supermercati, risponde nei call-center e scava le gallerie, costruisce i ponti e inscatola gli alimenti, pulisce gli uffici e le strade, produce le medicine e le fa arrivare nelle farmacie… in una parola è il perno dell’intera società. I braccianti neri di Rosarno hanno lottato per la dignità loro e di tutto il mondo del lavoro.
Dal Che Fare n.72 aprile - maggio 2010
ORGANIZZAZIONE COMUNISTA INTERNAZIONALISTA