Home page        Archivio generale "Che fare"         Per contattarci


Che fare n.82 maggio 2015 -novembre 2015

Il canale di Nicaragua, il porto di Gwadar al confine pakistano con l’Iran, le vie della seta del XXI secolo

Anche se a un tasso di sviluppo ridotto (+10.6% nel 2010, + 9.5% nel 2011, +7.7% nel 2012, nel 2013 e nel 2014), la marcia ascendente della potenza capitalistica cinese continua. Ne sono un sintomo due iniziative di grande respiro avviate alla fine del 2014: le vie della seta del XXI secolo, quella terrestre attraverso l’Asia centrale e l’Europa e l’Africa, e quella marittima verso l’America Latina. Con esse la Cina osa inserire nella sua sfera d’influenza alcune tradizionali zone di caccia dell’imperialismo e lo fa giocando su un sentimento di simpatia delle popolazioni locali. Noi del "che fare" non guardiamo all’ascesa della Cina capitalistica come a bandiera da sostenere. Ne abbiamo discusso più volte sul nostro giornale.  Non per questo non riconosciamo che essa, dopo aver dato ossigeno al sistema capitalistico mondiale, ne sta erodendo la stabilità e la capacità di portare avanti (anche se al ribasso) il compromesso sociale che vincola il proletariato occidentale nella mefitica unità interclassista che ci appesta.

Il 23 dicembre 2014 sono iniziati i lavori per la costruzione di un canale transoceanico in Nicaragua. Il mega-progetto è nato dall’accordo tra il Nicaragua sandinista di Ortega e una impresa cinese di Hong Kong, la Hong Kong Nicaragua Development Group (HKND). Il canale, lungo 300 chilometri, dovrebbe essere completato nel 2019. L’accordo tra il Nicaragua e la HKND prevede la concessione del canale alla società costruttrice per 50 anni, rinnovabili. Il costo dei lavori è stimato in almeno 50 miliardi di dollari, 5 volte il pil del Nicaragua.(1)

Il nuovo canale permetterà il decollo delle relazioni commerciali tra la Cina e gli stati dell’America Latina orientale, dai quali le imprese cinesi importano soia, cereali, carne, petrolio, minerali e nei quali stanno trovando promettenti mercati di esportazione di manufatti e di capitali a finanziamento di infrastrutture.

Oggi queste relazioni incontrano una strozzatura nel canale di Panama, l’arteria attraverso la quale transita il 5% del traffico mercantile mondiale. Non solo perché, malgrado i lavori di ampliamento svolti nel 2006-2015, il canale di Panama non permette il passaggio delle navi mercantili "post-post-panamax" da 18 mila containers (250 mila tonnellate), da alcuni anni in dotazione delle flotte orientali, e rimane percorribile solo per le navi tradizionali da 5000 containers e quelle più recenti (le "post-panamax") da 13 mila containers. Non solo perché la navigazione attraverso il canale di Panama è lenta (12-15 ore) rispetto ai ritmi chiesti dalla circolazione del capitale del XXI secolo. Ma anche perché la direzione del canale di Panama, pur formalmente restituito dagli Usa alla sovranità di Panama nel 1999, deve dare la precedenza alle navi battenti bandiera stellestrisce e permettere il passaggio e il pattugliamento della zona da parte dei sottomarini nucleari Usa.

Alla cerimonia di inaugurazione dei lavori il presidente nicareguegno Ortega ha dichiarato: "I cinesi non vengono in Nicaragua come forza di occupazione. Essi vengono a condividere con noi le loro risorse, le loro capacità, il loro sviluppo, la loro tecnologia. [...] I lavori del canale e il funzionamento del canale permetteranno di sradicare la povertà nel nostro paese". (3)

Nel 1989 è bastato che un Noriega, un uomo della Cia, si azzardasse ad allentare il monopolio Usa sul canale di Panama duettando con il Giappone, per essere bombardato dalle forze armate Usa. Come la mettiamo con il canale di Nicaragua? Il 20 aprile 2015 è iniziata la visita di stato del presidente cinese Xi Jinping in Pakistan. La visita è stata molto importante. Durante gli incontri sono stati firmati rilevanti accordi militari, tra i quali la vendita al Pakistan di caccia-bombardieri stealth e di sottomarini che il Pakistan ha ultimamente difficoltà a ricevere dal tradizionale alleato Usa e dai paesi europei, diventati invece generosi verso l’India. L’importanza della visita è legata soprattutto al fatto che essa ha consolidato il sostegno del Pakistan al progetto lanciato nel 2013 dalla Cina: "Silk Road Economic Belt".

Il progetto prevede la costruzione di un corridoio strategico di strade,ferrovie, oleodotti, gasdotti, porti, aree industriali collegante la Cina con l’Asia centrale e con il Pakistan e da qui verso il Medioriente e l’Africa Orientale. Nella visita di Xi in Pakistan è stato rafforzato il ruolo del porto di Gwadar in questo progetto. La località pakistana di Gwadar sorge sull’oceano Indiano in prossimità dello stretto di Hormuz, attraverso il quale transitano le petroliere dall’Iran e dai paesi del golfo Persico.

Già negli anni precedenti le autorità pakistane avevano concesso appalti a società cinesi per la costruzione di infrastrutture portuali. L’accordo è stato ampliato e Gwadar diventerà il terminale di un corridoio che permetterà alla Cina di bypassare lo stretto di Malacca sotto il controllo delle flotte nucleari Usa e degli stati alleati della Nato. In vista dei lavori di costruzione del corridoio, alla vigilia della visita di Xi in Pakistan, tre banche pubbliche cinesi incaricate del finanziamento del "One Belt, One Road" hanno ricevuto dalla banca centrale di Pechino 62 miliardi di dollari.

Nel progetto sono inserite anche la rete di gasdotti costruita e in costruzione in Asia centrale (tra la Cina e il Kazakhstan e tra la Cina e la Russia) e la ferrovia in corso di rifacimento tra la città cinese di Dongguang e Berlino, già oggi usata dalla Bmw per il collegamento dei suoi stabilimenti europei con quelli cinesi con un risparmio di quasi una settimana rispetto ai tempi richiesti dal passaggio attraverso Suez.

Non pochi giornali ufficiali hanno mancato di collegare a questa iniziativa cinese e a questa piattaforma continentale euroasiatica l’apertura di Obama all’Iran, l’intervento spaccatutto degli Usa in Ucraina e la "nuova cortina di ferro" che gli Usa intendono erigere in Europa orientale. Quello che tali giornali si sono ben guardati dal mettere in luce è il bersaglio ultimo del terrificante "Pivot Asia" di Obama: il proletariato cinese e asiatico e, con esso, il proletariato di tutto il mondo.

Note

(1) Notizie aggiornate si possono leggere nei seguenti articoli: Le Monde Diplomatique - il manifesto, settembre 2014, "La febbre dei canali"; Financial Times, 26 marzo 2015, "Lure of larger container ships fuels canal boom in Central America"; Financial Times, 23 dicembre 2014, "Nicaragua breaks ground with $50 bn canal".

(2) La Francia ha, ad esempio, ceduto all’India 37 caccia Rafale. In occasione della visita di stato compiuta da Obama in India all’inizio del 2015, gli Usa hanno eliminato i residui divieti all’esportazione in India di tecnologie nucleari.

(3) Financial Times, 20 aprile 2015, "Xi Jinping lands in Pakistan bearing $45bn in investment pledges".

 Che fare n.82 maggio 2015 -novembre 2015

ORGANIZZAZIONE COMUNISTA INTERNAZIONALISTA


Home page        Archivio generale "Che fare"         Per contattarci