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23 maggio 2009

Il nostro volantino agli operai dell'industria automobilistica

Il rilancio dell’industria automobilistica

ha un preciso bersaglio: i lavoratori

 

Padroni e governo affermano che l’Italia  può essere in prima fila ad indicare la via di uscita per tutti dal caos originato dalla crisi economica-finanziaria mondiale. Il ritornello suona così: Marchionne e la Fiat possono insegnare alle altre case automobilistiche come costruire le nuove auto e di questo primato anche i lavoratori potranno beneficiarne.

 

All’immediato tutto ciò può anche fare presa su settori di lavoratori Fiat che, educati per anni dagli stessi vertici sindacali a vedere la propria sorte legata a quella della “propria” impresa, non vedono altra strada che quella di aggrapparsi alla “propria” azienda nella speranza di parare i terribili colpi  in arrivo.

 

Ma le prime notizie che trapelano dagli accordi tra Fiat, Chrysler e Opel-GM non lasciano molti dubbi su quale sia il bersaglio che si vuole colpire  per operare il rilancio di questo settore industriale:

 

La chiave di volta su cui si basa l’intero rilancio del settore è quello di accrescere la competitività del “mega-gruppo”, nell’unico modo possibile. Schiacciare, la capacità di lotta dei lavoratori, aumentare la produttività e l’intensità di lavoro ad un livello maggiore di quello infernale raggiunto negli stessi stabilimenti Fiat più avanzati.

 

Per  realizzare tutto ciò si fa leva sull’insicurezza sociale, sulla precarietà, sulla ricattabilità legata alla pressione di un crescente esercito industriale di riserva mondializzato composto da disoccupati, precari e proletari immigrati. Si vuole scatenare una feroce concorrenza degli uni contro gli altri in una competizione per la sopravvivenza tra i vari stabilimenti nazionali e mondiali.

 

I governi italiano, statunitense e tedesco sono in prima linea nel sostenere questa politica. Ciascuno di essi lancia il proprio amo avvelenato ai “propri” lavoratori chiedendo che gli accordi prevedano la difesa dei posti di lavoro e la non chiusura degli stabilimenti presenti nelle rispettive nazioni a discapito degli “altri” operai.  Quali reali interessi difendano questi governi lo dicono le tante misure prese in un anno dal governo Berlusconi tutte dirette a scardinare quel che resta delle tutele e dei diritti dei lavoratori conquistati con anni di lotta.

 

Fare propria una simile prospettiva significherebbe un vero e proprio suicidio politico e sindacale per tutti gli operai del gruppo Fiat. Significherebbe infatti accettare di farsi gettare in una guerra tra lavoratori da cui ne uscirebbe vincente solo il padrone.

C’è invece bisogno di una politica totalmente opposta per sconfiggere l’azione portata avanti dai governi e dai capitalisti di tutto il mondo il cui fine è quello di risolvere la grande crisi del capitale facendo sprofondare catastroficamente le condizioni del mondo del lavoro.

 

Non si potrà organizzare nessuna reale difesa dell’occupazione e delle condizioni lavorative e salariali restando chiusi, arroccati e divisi nazione per nazione, territorio per territorio e stabilimento per stabilimento. La salvezza potrà venire solo da una mobilitazione e una lotta unitaria e internazionale che veda scendere insieme in campo gli operai Fiat italiani con quelli dell’indotto, con quelli delle fabbriche  collocate all’estero (a cominciare dalla Polonia) e con quelli della Chrysler e della Opel-GM.

Una mobilitazione all’interno della quale deve cominciare a farsi strada una prospettiva politica che mostri come la difesa delle esigenze operaie non può essere subordinata alla competitività della “propria” azienda, ma può solo essere imposta con la forza della lotta di classe.

 

È una strada non facile. Va infatti abbattuto quel muro di reciproca diffidenza tra operai che negli anni è stato costruito ad arte dall’azione dei governi e dei capitalisti. Ma proprio per questo è necessario che i lavoratori e i delegati più attenti facciano di tutto affinché si inizino a dare incontri tra le delegazioni sindacali dei vari “marchi” e che tali incontri ( a cominciare da quello in programma tra le rappresentanze Fiat ed Opel) siano utilizzati per cominciare a gettare le basi per una comune battaglia.

 

23 maggio 2009

ORGANIZZAZIONE COMUNISTA INTERNAZIONALISTA


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