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         6 giugno 2018

Contro il governo Salvini-Di Maio !

 Negli ultimi venti anni il lavoro è diventato più pesante, precario ed insicuro, la sanità pubblica ha subito colpi su colpi, le imprese hanno ottenuto mano libera sui licenziamenti, il sistema pensionistico è stato martoriato e i salari, salvo qualche rara eccezione, sono di fatto diminuiti o restati “fermi al palo”.

Tutto questo è avvenuto sotto la regia dei governi che (da Berlusconi a Gentiloni, passando per i vari Prodi, Monti e Renzi) si sono succeduti in questo lasso di tempo e che, anche se in maniera differenziata, hanno portato avanti una politica che ha accresciuto il potere delle aziende e ha frantumato la capacità di difesa collettiva dei lavoratori. Questa politica è stata sostenuta, ispirata e incoraggiata dalla Confindustria e dalle istituzioni della grande finanza europea e internazionale (Bce e Fmi in testa).  Ma quali “Amici” dei lavoratori?             

Adesso il governo Salvini-Di Maio si presenta come il governo “del cambiamento” e “dell’equità sociale”. Nulla di più falso!            

La Lega è stata sempre uno dei fondamentali puntelli di tutti i governi Berlusconi. Nel 1994 quando fu portato il primo assalto frontale alle pensioni. Nel 2001 quando si tentò di cancellare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Nel 2010 quando sono stati portati pesanti colpi contro la contrattazione nazionale di categoria.            

E i 5Stelle? Questi signori sono degli aperti fautori della cancellazione del sindacato. Non di questa o quella specifica organizzazione, ma dell’idea stessa che i lavoratori si possano e si debbano difendere collettivamente. Quando Di Maio (nuovo ministro del lavoro) propugna la “fine dell’intermediazione sindacale tra imprenditori e  dipendenti” intende dire che, dinnanzi alle aziende, i lavoratori non devono presentarsi come un corpo unitario che mira a difendere i propri   interessi   di  classe,  ma  come   singoli    individui   o   (al  più)     come portatori  di interessi  ultra-circoscritti e “particolari”. La verità è che le chiacchiere grilline sulla “democrazia diretta” nascondono ulteriori affondi contro quel che resta della capacità di resistenza collettiva dei lavoratori. 

Il veleno “sovranista”

Secondo la propaganda governativa la battaglia di Lega e 5Stelle contro “la Germania e i poteri forti” europei comporterebbe vantaggi anche per i lavoratori. La rottura (o il forte allentamento) dei “vincoli europei” (e dell’euro) porterebbe a una maggior tutela delle aziende italiane dalla concorrenza internazionale e  libererebbe la finanza pubblica dall’obbligo di rispettare “rigidi vincoli di bilancio”. La somma di questi due fattori permetterebbe quindi l’adozione di politiche a favore dei proletari.

            Si tratta di un’altra bugia colossale!

Primo: perché sul mercato mondiale si impatta con multinazionali dalle dimensioni gigantesche e con apparati statuali e finanziari titanici come quello statunitense e cinese. Pensare che in un simile contesto la si possa “fare franca” imboccando la via del “sovranismo tricolore” (sganciandosi magari dall’euro) è come pensare di poter competere in formula uno mettendo in pista una buona ape a tre ruote taroccata.

La via “sovranista” non conduce ad un (impossibile!) capitalismo in cui i lavoratori possano stare “al riparo dalla concorrenza”. Il “sovranismo” conduce i lavoratori all’asservimento ai padroni e padroncini italiani con cui, secondo Salvini-Di Maio, dovrebbero unirsi contro il “resto del mondo” e all’asservimento ai poteri forti e fortissimi che stanno dietro Lega e  5Stelle. Questi poteri hanno il  loro centro a Washington e Wall Street, che sono interessati ad impedire un “eccessivo” consolidamento dell’Unione europea (loro alleato-concorrente) e che, in quanto a connotati anti-proletari, non sono secondi a nessuno. Non a caso Bannon, stratega della campagna elettorale di Donald Trump ed esponente di primo piano della destra radicale statunitense, ha prima perorato e poi salutato la nascita del nuovo governo apprezzandone lo spirito “anti-europeista” in salsa americana che lo contraddistingue e spiegando che esso potrà rappresentare una delle leve in mano a Washington per sabotare “dall’interno” l’Unione Europea. Ecco la vera essenza del cosiddetto “governo del popolo contro le elite”!

Secondo: alla fin fine la finanza pubblica sarà forse di “manica larga”, ma solo verso i  ceti borghesi.  Si pensi alla  Flat-Tax per le imprese e alla cancellazione degli “studi di settore” auspicata dal neo ministro dell’economia Tria: con queste misure le aziende e gli strati possidenti delle “libere professioni” pagheranno al fisco ancor meno di quanto già oggi non facciano. Ci vuole forse il mago Merlino per capire che ciò si tradurrà in nuovi “restringimenti” di quel tanto di spesa sociale ancora in piedi?

 Per una politica internazionalista di classe

Il nuovo esecutivo potrà forse (forse) anche operare alcuni circoscritti e transitori provvedimenti “a vantaggio” delle tasche dei lavoratori. Ma queste (ipotetiche) misure saranno parte (un po’ come gli 80 euro di Renzi) di una politica complessiva che punterà a renderli sempre più soli  dinnanzi alle aziende, a favorirne la reciproca messa in contrapposizione e ad attizzare, più di quanto già oggi non accada, i “sentimenti” razzisti contro i proletari immigrati. Una politica che, se non contrastata, spingerà all’estremo la divisione (e l’indebolimento) di tutti i lavoratori, che li metterà alla mercé degli schieramenti borghesi in lizza nello scontro politico in Italia  e che, alla resa dei conti, si rivelerà pesantissima in termini di costi politici e sociali.

Non c’è nulla da aspettare e nessuna “messa alla prova” da attendere. Il governo giallo-verde, nonostante il cospicuo sostegno “popolare” di cui oggi gode, va senza tentennamenti denunciato per la sua natura radicalmente anti-proletaria e razzista. Va detto sin da subito che pensare di potersi difendere (come è giusto e necessario che sia!) dalle politiche imposte dall’Europa di Bruxelles e della Bce affidandosi al programma “sovranista” del duo Salvini-Di Maio e abbracciando l’unità nazionale con i padroni italiani che tale programma implica è per i lavoratori semplicemente suicida.

Dagli effetti della concorrenza capitalistica non ci si può riparare né all’ombra del grande capitale europeista né tanto meno facendo i portaborracce di Washington, ma solo dando battaglia (partendo anche da ristrettissimi nuclei proletari) affinché tra i lavoratori e i giovani inizi a farsi strada una prospettiva di classe, autonoma dalle alleanze e dalle polpette avvelenate offerte da questo o quel settore della razza padrona italiana. Una prospettiva che dica come dai diktat dei mercati, del profitto e della concorrenza ci si può difendere solo iniziando a vedere nei lavoratori immigrati e in quelli degli altri paesi e degli altri continenti (tedeschi, statunitensi o asiatici che essi siano) non avversari da cui difendersi accodandosi alle politiche dei propri governi, ma potenziali alleati con cui sforzarsi di tessere primi legami di discussione, organizzazione e lotta contro i propri governi e contro tutte le salse in cui si presenta il capitalismo internazionale.


Sacko, assassinato dal razzismo di stato

La sera del 3 giugno 2018 in provincia di Vibo Valentia è stato ucciso a colpi di fucile Sacko Soumali, un immigrato del Mail di 29 anni. Sacko è stato assassinato mentre con altri due immigrati raccoglieva delle lamiere abbandonate per costruire quei rifugi di fortuna dove gli immigrati addetti alla raccolta delle arance sono costretti a vivere come bestie. La stampa e lo stesso parlamento hanno versato ipocrite lacrime di coccodrillo, ma nessuno ha "ovviamente" detto la semplice verità. L’assassinio di Sacko è figlio del clima razzista che da anni imperversa nell’intera società e che ha tra i suoi principali rappresentanti e fautori l’attuale neo-ministro degli interni Matteo Salvini.

Questo clima ha due fondamentali finalità:
               -  terrorizzare i lavoratori immigrati per costringerli a subire livelli di super-sfruttamento letteralmente disumani;
               -  indirizzare il malcontento dei lavoratori italiani contro il falso bersaglio degli immigrati.

     6 giugno 2018

ORGANIZZAZIONE COMUNISTA INTERNAZIONALISTA


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