Nella guerra infinita per il petrolio, ora tocca all'Africa.

 

Nigeria

 

"La corsa dei prezzi ha sancito l'impotenza dell'Opec. Ha riconfermato l'inaffidabilità dei rifornimenti iracheni e la determinazione di Mosca a mantenere il controllo sull'industria petrolifera. (...) Mentre infuriava l'offensiva dell'esercito americano in Iraq, i miliziani sciiti hanno colpito lunedì un importante oleodotto minacciando il governo provvisorio di fermare  le estrazioni. La produzione si dimezza. Il mondo teme di perdere 1,8 milioni di barili al giorno. (...) Consapevole di poter fare ben poco in Iraq, Venezuela e Russia, Washington ha deciso di passare all'azione in Nigeria, settimo esportatore mondiale. Il paese è considerato a rischio a causa dei persistenti scontri etnici, che nella primavera del 2003 hanno fatto precipitare la produzione. Venerdì la Casa Bianca, in accordo con Lagos, ha deciso di inviare truppe per addestrare i soldati nigeriani nel delta del Niger. Lo scenario resta dunque rovente. E la società di consulenza statunitense Globainslight lancia l'allarme: in caso di un blocco delle esportazioni in Venezuela ed in Iraq, i prezzi potrebbero schizzare a 65 dollari."

 

Il Sole/24 Ore, 15 agosto 2004

 

 

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