"Mio figlio è morto per le bugie di Bush. Il presidente non merita alcun rispetto: è un assassino, un codardo e un menzognero. Italiani, non diventate complici dei crimini di guerra compiuti dagli Usa in Iraq, ritirate le vostre truppe. I giornali tacciono e hanno taciuto sulla guerra, i giornalisti non hanno il coraggio di fare domande scomode a Bush. Per questo sono andata a Crawford ed ho gridato a Bush la mia rabbia".

Il soldato Casey Sheehan è morto il 4 aprile 2004 a Baghdad. Da allora sua madre Cindy, da ieri ad Assisi ospite della Tavola della pace, manifesta contro la guerra. "Peace mom" è diventata una vera ossessione per Bush

Qual è il motivo del suo viaggio in Italia?

«Sono stata invitata dai pacifisti. Io continuerò a viaggiare, a dare il mio contributo affinché ciò che è accaduto in Iraq non si ripeta. Oggi in America tra il 63% ed il 70% dei cittadini la pensa come me e vuole che i soldati tornino a casa. Dall’estate del 2005, cioè da quando abbiamo iniziato il presidio a Crawford, il movimento per la pace si è rafforzato».

Crede che suo figlio sia morto invano?

«Non ho perso mio figlio in Iraq. Se l’avessi perso sarei andata a cercarlo. Mio figlio è morto per le bugie di Bush. Faccio questo per lui, e soprattutto per fare in modo che altri ragazzi non muoiano come Casey per una causa che non esiste».

Quando i pacifisti manifestano in Italia vengono accusati di non aver capito che l’11 settembre ha rappresentato un trauma per gli Usa.

«Il governo americano ha sfruttato l’11 settembre e la paura del terrorismo. Bush ha messo in moto la macchina da guerra e ha scatenato il conflitto per porre sotto la tutela Usa le risorse dell’Iraq».

Pensa che la guerra in Iraq finirà come in Vietnam?

«L’Iraq è peggio del Vietnam. In Iraq muoiono ogni giorno bambini e civili innocenti».

Chi scende in piazza negli Usa contro la guerra?

«Come dicevo almeno il 63% si oppone alla permanenza dei soldati in Iraq. I liberal sono molti di meno. Persone di diversa estrazione sociale, che professano fedi differenti, hanno scelto di opporsi alla guerra di Bush».

Le è stato chiesto di candidarsi al Senato?

«Mi hanno chiesto di trasferirmi a New York per candidarmi contro Hillary Clinton, mi hanno chiesto di sfidare Dianne Feinstein in California. Ma il movimento per la pace deve rimanere un’organizzazione di base e non trasformarsi in una struttura politica al servizio di qualcuno. I politici non fanno nulla di buono».

Quando suo figlio è stato ucciso a Baghdad il governo l’ ha aiutata? (Cindy, per la prima volta dal suo arrivo ad Assisi perde il sorriso, tace per alcuni istanti e china il capo).

«Si siamo rimasti soli, proprio soli».

Se potesse parlare ai miliziani di Sadr City che hanno ucciso suo figlio che cosa direbbe loro?

«Casey è stato ucciso in un’imboscata. Se potessi parlare con questa gente direi loro che mi dispiace per quello che gli Usa hanno fatto. Direi loro: non siete voi i responsabili della morte di mio figlio, solo Bush deve rispondere dell’uccisione di Casey».

Teme che vi saranno altre guerre?

«Gli Usa o Israele potrebbero colpire l’Iran. Abbiamo visto ciò che è accaduto in Iraq, un vero disastro. Se Teheran venisse colpita ssarebbe una catastrofe ancora maggiore. Occorre evitarlo».

Se Hillary Clinton diventasse presidente segnerebbe una svolta?

«Occorre distinguere tra i progressisti ed i democratici, alcuni di questi ultimi come Kerry, Hillary Clinton o Lieberman si sono schierati a favore dell’intervento in Iraq. Qui in Europa molti cittadini sono scettici sull’operato dei loro governi, negli Usa invece gli elettori si fidano ciecamente. Noi americani dovremmo imparare da voi, assumere una giusta dose di scetticismo. Gli Usa apprezzano l’appoggio dell’Italia, ma se voi restate in Iraq diventerete complici dei crimini di guerra ordinati da Bush. Mi permetto di darvi un consiglio: cercate di fare pressione sul nostro governo affinché richiami i soldati».

I diritti sono stati limitati negli Usa dopo l’11 settembre?

«Protestare è diventato molto difficile. Bush dice che ha portato la democrazia in Medio Oriente, ma invece ha limitato la nostra libertà di cittadini americani. Ormai, quando Bush arriva in un posto si può parlare solo in alcune zone chiamate "free speak" dove vengono confinate tutte le persone che non sono d’accordo con lui. Prima e dopo l’attacco in Iraq i media hanno abdicato al loro dovere di informare e sono diventati uno strumento di propaganda. Nessun giornalista ha il coraggio di fare domande scomode, per questo sono andata a Crawford per urlare a Bush la mia indignazione».



 

 


Organizzazione Comunista Internazionalista