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MTD Anibal Veron       MTD Anibal Veron  

 

Alcune considerazioni in seguito ad un incontro con una compagna del Movimento Trabajadores Desocupados (MTD)

La visita in Italia di una compagna del Movimiento Trabajadores Desocupados (MTD) aderente al Coordinamento Anibal Veròn, ci ha fornito l’occasione per un confronto ravvicinato -anche se solo con una espressione del movimento argentino- sulla situazione politica generale, sulle lotte fin qui intraprese, sui rischi e sui nodi ancora da sciogliere affinché il prosieguo della lotta si indirizzi senza tentennamenti verso la soluzione di classe dello scontro: la presa in carico e la gestione del potere nelle mani delle masse argentine.

A tale proposito riportiamo una serie di riflessioni emerse nel dibattito con la compagna, certamente parziali ma riteniamo significative circa il percorso ancora da farsi nella direzione di una organizzazione ed un programma politico indipendente del proletariato

Innanzitutto partiamo da ciò che nel confronto è emerso a sostanziale conferma di quanto da noi già individuato e segnalato sugli ultimi numeri del che fare.

  1. Perdura, all’oggi, una frammentazione tra le varie realtà di lotta. Al di là di significativi momenti di mobilitazioni unitarie, in particolare di fronte a tragici episodi repressivi, il mov. rimane diviso geograficamente, tra i vari settori e tra varie "opzioni" politiche;
  2. A parte i significativi episodi della Zanon, della Bruckman e segnali importanti come l’uscita del giornale Nuesta lucha, la classe operaia è nella sua stragrande maggioranza organizzata e mobilitata dai sindacati filo-governativi o ipermoderati e, quindi, con una posizione "defilata" rispetto al mov.;
  3. L’opzione della Assemblea Costituente lanciata dal Partito Obrero ed altri trotzkisti, presenti nel Bloco Piquetero (che raccoglie i settori di base dei gruppetti politici), non sembra lasciare dubbi: è soluzione parlamentarista a tutti gli effetti;
  4. Il Coordinamento A. Veron, cui fa riferimento la compagna ex militante di Todos por la patria (sembra, un’organizzazione di orientamento guevarista), si conferma essere la realtà più avanzata ma, purtroppo, pienamente operante solo in alcune zone del paese. Gli MTD che vi fanno riferimento si caratterizzano per una forte avversione all’elettoralismo, una forte partecipazione dal basso (benché non siamo ai soviet), una critica all’imperialismo ed il richiamo alla necessità del "cambio sociale".

Con la compagna, concentrandoci sulla sua org. di riferimento, abbiamo tentano di intenderci su che cosa nel concreto significasse il giusto rifiuto dell’opzione istituzionale e la coerente battaglia contro il capitalismo per il cambio sociale. Con quale percorso, con quale organizzazione.

Una cosa emergeva chiaramente: gli MTD sono concentrati su una rivendicazione simile ai nostrani Lavori socialmente utili. In sostanza il mov. propone per un determinato quartiere un progetto di lavoro utile (es. apertura di una panetteria) che le istituzioni dovrebbero finanziare e nell’investimento e nel pagamento della forza lavoro impegnata. Il mov., strappato con la lotta l’obiettivo, si incarica in piena autonomia di gestire quell’attività cercando di sottrarla alla bieca legge del mercato al fine di favorire il benessere della collettività. Ad evitare che i soggetti interessati (i disoccupati che finalmente trovano una collocazione lavorativa) si disinteressino della continuazione della lotta per chi è rimasto fuori, c’è una formazione continua del militante che punta ad espungere l’interesse privato educandolo alla lotta ed alla gestione collettiva per la comunità. Per questa via, con il cambiamento dal basso, si sostiene, sarà possibile cambiare l’intera società. Insieme a questa tendenza un po’ educazionista ed idealista, si accompagna in verità la scelta di far partecipare alle discussioni e alle decisioni relative alla lotta e al movimento solo coloro che dichiarano di accettare il programma dell’organizzazione che in tale maniera diventa oggettivamente qualcosa di intermedio.

Noi abbiamo sollecitato diverse riflessioni.

Nella fase attuale l’Argentina non sembra affatto potersi consentire una distribuzione di risorse (che non ha) in questa direzione. Se ciò è avvenuto in alcune province non sembra possibile su scala generale. In tale situazione un simile obiettivo potrebbe senza dubbio rappresentare una rivendicazione dirompente a patto, però, di rivendicarla come obiettivo generale e non contrapposto ad altri settori. Facevamo notare alla compagna, partendo anche dall’esperienza italiana, che l’avversario di classe, nel mentre potrebbe (se ben supportato da mano esterna) concedere qualcosina e solo in alcuni casi, userebbe tale concessione per puntare a contrapporre i lavoratori ai disoccupati, presentati come assistiti e mangia risorse laddove la "patria" esige il massimo sforzo e sacrificio di tutti nella drammatica crisi economica.

Quest’ultimo è un elemento da non sottovalutare. Il richiamo alla patria, che per Duhalde e soci è strumentale e demagogico, non è estraneo a buona parte del movimento. Se all’immediato le tante bandiere argentine esprimono la giusta rabbia contro le razzie dell’imperialismo sulla carne del popolo argentino e la volontà di liberarsi dal cappio straniero, un tale sentimento potrebbe diventare una zavorra mortale per il movimento, dal momento che la borghesia punterà a rafforzarlo per compattare le masse dietro le esigenze nazionali ed isolare le frange più coerentemente classiste.

todos somos piqueterosDel resto è già in fieri il tentativo da parte del governo, delle forze politiche e della stampa che lo sostengono, di isolare le punte più avanzate e conseguenti di questo mov. attraverso la campagna di criminalizzazione in atto che si sta concretizzando additando i piqueteros come violenti facinorosi e, addirittura, come collusi e pagati dai trafficanti di droga.

L’obiettivo è ovviamente riuscire a creare il consenso ad una repressione sempre più feroce. Se al momento l’operazione non sembra ottenere grandi risultati (come dimostrano le non proprio riuscite manifestazioni di appoggio al governo e la stessa marcia indietro di Duhalde dopo l’assassinio a freddo dei due compagni) ciò è dovuto sia al continuo richiamo ad un coordinamento delle varie esperienze di lotta di cui proprio queste punte avanzate si fanno carico, sia per la mancata risposta governativa alle tragiche condizioni materiali che continuano ad affasciare nella miseria tutti i settori in lotta. E’ chiaro però che questi tentativi di divisione e contrapposizione si faranno sempre più serrati.

La necessità di obiettivi generali intorno ai quali lavorare all’estensione, al rafforzamento e soprattutto all’unificazione con la classe operaia (sottraendola ai sindacati filo-governativi) è quindi la condizione sine qua non per non offrire armi all’avversario di classe, mettersi all’altezza dello scontro e della possibilità di vincerlo. Questo però implica un salto di qualità del movimento stesso. Proprio perché lo scontro non è con questo o quel governo argentino ma con il potere economico-politico borghese in Argentina ed a scala mondiale, esso può essere vinto solo a condizione che quella enorme mobilitazione, la partecipazione dal basso trovino una sintesi in un programma ed una organizzazione rivoluzionaria. L’altra condizione è l’internazionalizzazione della lotta.

Dalle risposte della compagna abbiamo avuto la sensazione che ci fosse la sottovalutazione delle ns. argomentazioni circa i "lavori socialmente utili". Ne rimarcava, invece, il grande valore non solo di spinta alla mobilitazione ma come esperienza educativa di autogoverno, pur nella consapevolezza che la mancata estensione della lotta dentro e fuori l’Argentina avrebbe ridotto il tutto ad una "bella esperienza". Quanto alla necessità di un partito in grado di dirigere e portare fino in fondo lo scontro, la compagna ci presentava tutte le sue perplessità. Il quadro politico argentino, e non solo, ha fatto maturare una diffidenza verso i partiti in generale. Non fanno eccezione quelli di certa "sinistra rivoluzionaria" presenti nella realtà argentina la cui attitudine, ci spiegava, era una sostanziale estraneità ("non mettono carne e sangue") al mov. al quale, però, hanno la pretesa di dare direttive quasi sempre su posizioni riformiste.

Abbiamo espresso la ns. critica verso questa tendenza rimarcando quella che secondo noi rimane la corretta attitudine dei comunisti: stare nel mov., contribuire alla sua crescita, senza porsi in maniera settaria con proprie "ricette" ma mantenendo e non concedendo nulla sulle proprie posizioni che rappresentano il futuro del movimento. Nello stesso tempo abbiamo sollecitato la compagna a non derivare dalla diffidenza verso determinati partiti, una più generale diffidenza verso la necessità dell'organizzazione del proletariato, verso cioè il superamento di quella spontaneità che da passo in avanti nella direzione della riappropriazione della politica da parte delle masse si trasformerebbe in un limite se da essa e solo con essa si pensasse di realizzare uno "spontaneo" cambio sociale.

Nessuna perplessità, invece, sulla necessaria globalizzazione della lotta.

MTD Anibal VeronIl loro sforzo come anche il suo stesso viaggio va nella direzione di prendere contatti con tutti i movimenti presenti in America Latina ed in Europa e nel far crescere, in Argentina, la coscienza che quella loro lotta non è altra cosa da quella palestinese o dei campesinos o di chiunque lotti contro il capitalismo, pur nel rispetto delle specificità. Questo concetto è stato da lei ribadito più volte. Ne abbiamo colto, e a lei evidenziato, sia il lato positivo che negativo. E’ vero, infatti, che tale "rispetto" assume il giusto significato di incondizionato appoggio senza fare (come molto del nostrano mov.) i distinguo sulle forme di lotta (v. Palestina o il giudizio delle Madri sull’11 sett.). Nello stesso tempo, però, ripropone, sia nel ristretto argentino che a scala internazionale, una logica di percorso unitario che si incrocia in determinate occasioni, insomma, una sommatoria di mov. ognuno con i propri obiettivi, la propria organizzazione. Una logica in parte confermata -come abbiamo fatto notare alla compagna- dalla scelta fatta dalle realtà di base dell’argentinazo di non andare a Porto Alegre. Certo dettata da una buona dose di diffidenza verso le fumisterie che sarebbero emerse, come sono emerse, dalle espressioni istituzionali presenti in quel forum, ma ciò ha anche significato ritrarsi da un terreno di primo confronto, di primi contatti, da una prima tessitura di rapporti che le realtà vive di battaglia e di lotta dell’America Latina e del mondo, presenti in quella sede, faticosamente hanno portato avanti fuori dai tavoli ufficiali.

In conclusione. Da questa generosa compagna ci veniva confermata una realtà che a giusto titolo abbiamo definito un "laboratorio della rivoluzione". Come e se il movimento argentino riuscirà a proseguire la sua lotta per una reale alternativa storica a questo sistema di sfruttamento, molto dipenderà da come i comunisti e le avanguardie di movimento riusciranno a rompere l’isolamento intorno alla sollevazione argentina e delle masse dell’America Latina e a portare nel proletariato delle metropoli imperialiste le lezioni che da essa vengono per la ripresa effettiva, unitaria ed internazionale della lotta contro il capitalismo.

Al momento, nonostante le tante dichiarazioni d’intenti non sembrano esserci le condizioni per creare qualcosa di stabile a sostengo della mobilitazione argentina.

Gli stessi pochi soggetti no-global che si sono attivizzati in occasione della venuta della compagna, sembravano motivati più da un "debito" di riconoscenza per l’ospitalità ricevuta a loro volta in Argentina dopo Porto Alegre.

Degli insegnamenti di quella lotta si punta a recepire solo alcuni aspetti fenomenici per riproporli (senza nemmeno tanta convinzione) qui da noi, del tipo facciamo pure noi i picchetti sulle strade.

Per quanto ci riguarda come organizzazione, oltre all’impegno in proprio di controinformazione e di denuncia nei confronti dei proletari italiani circa quanto sta avvenendo in Argentina e cui chiamiamo i nostri simpatizzanti a collaborare, ci dichiariamo disponibili ad un impegno serio rispetto ad eventuali possibilità di iniziative più ampie che possano diventare anche un terreno di un confronto circa le questioni sollevate dalla lotta del proletariato argentino.


 ORGANIZZAZIONE COMUNISTA INTERNAZIONALISTA


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