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17 ottobre 2026

                  

Il “decreto scuola” del governo Meloni è un provvedimento

razzista e sessista rivolto contro tutti i lavoratori italiani e immigrati

 

L’azione del governo Meloni è costantemente rivolta a colpire il movimento dei lavoratori. Il cosiddetto “decreto scuola” è parte di questa politica. Questo decreto, al di là delle sue limitate conseguenze “pratiche” immediate (ne risulterebbe forse impattato uno scarso 0,3% degli studenti immigrati) è un provvedimento da prendere sul serio e da combattere in modo determinato.

Il suo principale fine, infatti, è quello di diffondere altro veleno razzista tra gli strati popolari, proletari e giovanili per creare ulteriore divisione e indebolimento dell’intero mondo del lavoro.

 

Con la norma del tetto massimo per classe del 30% di alunni “stranieri” che non parlano bene l’italiano, si mira a convogliare il malcontento popolare per lo stato in cui versano la scuola pubblica, e i servizi sociali in generale, contro il falso bersaglio costituito dagli immigrati e dai loro bambini.

Se la scuola fa acqua, e se a volte gli alunni non possono essere seguiti al meglio, ciò non è dovuto al fatto che circa 200.000 insegnanti sono precari da un’infinità di anni, che nelle elementari scarseggiano gli insegnanti di sostegno, che negli istituti delle vaste aree popolari e proletarie manca tutto.

Se le classi sono sovraffollate e le aule cadono a pezzi, la responsabilità non è delle politiche (rafforzate dal governo Meloni) che da decenni attaccano la scuola pubblica e finanziano quella privata. Il problema non sono i 14 miliardi di euro che con la nuova legge finanziaria andranno agli armamenti e non alla spesa sociale. No, la colpa di tutto ciò è dell’immigrato.

Le mobilitazioni studentesche in corso in Francia, questa volta non a caso partite dagli istituti delle periferie e con in prima fila giovani d’origine immigrata, dicono che i problemi della scuola possono essere affrontati solo iniziando ad individuare i veri responsabili del suo degrado: i governi e le loro politiche subordinate agli interessi delle aziende e del profitto.

 L’altro punto centrale del decreto è il divieto di andare a scuola col burqa o col niqab. Qui il governo Meloni si presenta come l’alfiere dell’emancipazione delle immigrate con una misura che mirerebbe a sottrarle a costumi arretrati e patriarcali per promuovere invece i “progrediti” valori occidentali.

Che faccia tosta! Questo è il governo della legge Bongiorno, dei tagli alla sanità e ai consultori, della lotta contro l’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. È il governo super-amico di quel Trump invischiato nelle inchieste sul giro di prostituzione internazionale gestito da Epstein. È il governo che tende a sminuire e a nascondere la tragicissima realtà dei femminicidi.

 Altro che in favore della donna! Il fine di questo provvedimento è razzista e sessista.

Razzista, perché mira a rappresentare le popolazioni islamiche come irrimediabilmente barbare, come popoli da “educare” (e sottomettere) se necessario anche a suon di bombe.

Sessista, perché dipinge la donna musulmana come fatalmente arretrata, come un essere quasi sub-umano da “avviare” forzosamente alle nostrane regole, mentre allo stesso tempo, scavando fossati divisori tra le donne e le proletarie italiane e quelle immigrate, ostacola quel processo di reciproca socializzazione che costituisce uno dei basilari mattoni su cui edificare una comune battaglia contro ogni forma (tanto di matrice islamica, quanto di matrice laica ed occidentale) di oppressione patriarcale.

Rivendicare che ogni donna possa decidere di vestirsi come vuole e contrastare senza ambiguità ogni provvedimento che miri a ledere questo diritto, quand’anche simili misure venissero prese (e non è certo questo il caso) da governi “laici e di sinistra”, è un passo utile e necessario per favorire una simile battaglia.

 

 

ORGANIZZAZIONE COMUNISTA INTERNAZIONALISTA

 

 

 


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