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         14 dicembre 2022

                  

Contro il governo Meloni,

la sua manovra economica e la sua complessiva politica

 

La legge di bilancio e gli altri interventi economici del governo Meloni dimostrano, caso mai ce ne fosse stato bisogno, che la natura di questo governo è nettamente anti-proletaria. Con una mano il governo ha destinato aiuti miliardari alle imprese, ha regalato consistenti sconti fiscali ai ceti medi accumulatori e parassitari, ha aumentato le spese militari di oltre 2 miliardi. Con l’altra mano, con un mix di misure odiose, il governo sta colpendo la condizione dei lavoratori, dei pensionati, della donna, come anche l'ambiente e la salute sociale. Come contrastarlo?

 

Le parziali critiche rivolte nelle ultime settimane dalla Confindustria ad alcuni aspetti della manovra potrebbero indurre i lavoratori a sperare che, per modificare la manovra, si possa contare su un’alleanza con la Confindustria. Questa speranza è infondata. Per almeno due motivi.

1) La Confindustria, che incassa circa 20 miliardi di euro con il decreto aiuti-quater, è innanzitutto d’accordo con la riduzione della spesa sanitaria e le norme di deregolamentazione del mercato del lavoro decise dal governo, e semmai avrebbe voluto che esse fossero state più consistenti.

2) I grandi capitalisti stanno criticando il governo Meloni solo perché una discreta fetta della torta, anziché finire nei loro forzieri, è andata ai ceti medi accumulatori, evasori e parassitari che costituiscono una parte importante della base sociale dell’attuale governo: il grande padronato teme che queste concessioni ai ceti medi rendano più farraginosa la ristrutturazione tecnologica che esso intende attuare (anche con il puntello del PNRR di Draghi) per acquisire i livelli di competitività richiesti sui mercati globalizzati e che i signori dell'industria si aspettano di ottenere soprattutto dalla più efficiente spremitura della manodopera resa possibile dall'introduzione nei posti di lavoro delle moderne tecnologie digitali e robotiche.

 

Per fronteggiare il governo di centrodestra, il movimento dei lavoratori potrà contare solamente sulle proprie forze. È vero che, al momento, queste forze sono frammentate e deboli. Ma proprio per questo, proprio per favorire il rinvigorimento di queste forze, è indispensabile scartare una scorciatoia (l’alleanza con il padronato) che le renderebbe ancor più disgregate e darsi invece da fare tra le file dei lavoratori, anche da posizioni ultra-minoritarie, affinché siano prese in carico, insieme con la manovra e il recupero del potere d’acquisto dei salari, almeno altre due questioni, che stanno contribuendo a indebolire i lavoratori.

 

La prima questione è il razzismo della politica del governo Meloni contro gli immigrati, che mira a rafforzare le contrapposizioni e le divisioni nel corpo dei lavoratori.

 

La seconda questione è la partecipazione del governo Meloni all’aggressione condotta dagli Usa, dalla Nato e dalla Ue contro il popolo e gli sfruttati russi per mezzo del sostegno economico e militare al regime fantoccio di Zelensky e delle sanzioni varate contro Mosca. Se questa aggressione, che mira anche a preparare il terreno ai colpi che gli Stati Uniti intendono scatenare contro la Cina, non sarà fermata in tempo con la mobilitazione dei lavoratori d’Occidente, trascinerà i lavoratori e la gioventù occidentali in un fratricida bagno di sangue con i proletari russi e asiatici, i quali (del tutto a ragione!) non sono e non saranno disposti a chinare la testa sotto il tallone neo-colonialista dei veri oligarchi e dei veri dittatori che dominano il mondo: i signori dell'industria e delle banche europee e statunitensi, i loro mostruosi apparati militari planetari, i loro governi.

 

 

 

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